INTORNO A CORELLI 

 Venerdì 11 dicembre 2015 ore 21,00

Chiesa di Santa Maria Maddalena
Piazza della Maddalena, 53 Roma

Salvatore Carchiolo, cembalo

Musiche di J. C. Kerll, Anonimo del XVII sec., G. Muffat, J. S. Bach, B. Pasquini

INGRESSO LIBERO 

Programma

Johann Caspar Kerll (Adorf, 1627 – Monaco, 1693)
Toccata I in re
Partita in fa
Allemande, Courante, Sarabande, Gigue

Anonimo XVII sec.
(Firenze, Conservatorio, Manoscritto D.2534)
Preludio cantabile con ligature Passagagli Pastorali

Bernardo Pasquini (Massa Valdinievole 1637 – Roma, 1710)
Variazioni d’invenzione

Francesco Mancini (Napoli, 1672 – Napoli, 1737)
Sonata in mi minore
Da XII Solos for a Violin or Flute…which Solos are proper Lessons for the Harpsichord…Londra, s.d.
(elaborazione di Salvatore Carchiolo)
Andante, Allegro, Largo, Allegro

Georg Muffat(Megève, 1653 – Passau, 1704)
Partita in re minore
Prelude, Allemande, Courante, Sarabande, Gavottte, Menuet I e II, Gigue

Johann Sebastian Bach (Eisenach, 1685 – Lipsia, 1750)
Aria variata(alla maniera italiana) BWV 989

 

Il Barocco musicale fu un linguaggio internazionale, una koiné coltivata dalla raffinata società europea delle corti attraverso le assidue relazioni politico diplomatico- culturali fra i vari centri continentali. Tali relazioni non escludevano i musicisti, che ne erano anzi frequentemente i vettori, spostandosi frequentemente da una corte e da un impiego a un altro. Non stupisce che la città di Roma, dato il carattere sovranazionale conferitole dal Papato, potesse essere in modo particolarmente intenso coinvolta in tali fecondi scambi. Una speciale importanza rivestivano in tal senso i rapporti fra i tedeschi e la città eterna, rapporti che passavano spesso attraverso il Collegio Germanico, una istituzione gesuitica che accolse diversi musicisti di origine germanica. Alla metà del Seicento il Collegio fu frequentato fra gli altri da J. K. Kerll, che vi soggiornò come allievo di Giacomo Carissimi. Nelle sue opere è chiaramente rappresentata l’assimilazione del linguaggio tastieristico frescobaldiano, non disgiunta dalla conoscenza dell’idioma clavicembalistico francese. All’incirca negli stessi anni, a Roma approdava B. Pasquini, clavicembalista che eguagliò la fama di Corelli. Numerosi allievi furono richiamati nella Città Eterna dalla sua fama. Uno di questi fu G. Muffat che rappresenta alla perfezione il cosmopolitismo di molti musicisti europei di questo periodo. oltre che a Roma egli visse in Alsazia, a Parigi, Salisburgo e Passau. Più di ogni altro suo contemporaneo, Muffat si sforzò di operare una sintesi fra gli stili italiano e francese, in forza della conoscenza di entrambi i linguaggi, maturata fra l’altro attraverso contatti diretti e personali con gli indiscussi portabandiera dei due stili: Arcangelo Corelli e J. B, Lully . Con Francesco Mancini abbandoniamo l’associazione fra Roma e la Germania, ma non il cosmopolitismo che caratterizza la musica di questo periodo. Napoletano di nascita, coltivò rapporti non occasionali con gli ambienti musicali romani. A Londra Mancini pubblicò la raccolta di Sonate che porta il titolo di XII Solos for a Violin or Flute. Una indicazione ampliata ulteriormente dall’editore che, per ovvi scopi commerciali, annuncia sul frontespizio che i brani sono anche adatti all’esecuzione sul solo cembalo (…which Solos are proper Lessons for the Harpsichord). La scrittura delle sonate non sembra in maniera particolare adatta al clavicembalo. Posto di fronte a questa dicitura il clavicembalista dilettante si sarà probabilmente sentito autorizzato a eseguire i brani sulla tastiera senza modificarli, ma l’esperto avrà invece senz’altro proceduto a un conveniente adattamento per ottenere un risultato più soddisfacente sulla tastiera, cosa che ho tentato di realizzare nella mia trascrizione. Ancora Italia e Germania sono accomunate nell’ultima composizione in programma, l’Aria variata di J. S. Bach, qualificata alla maniera italiana in una delle fonti che l’hanno tramandata. Nonostante i musicologi non siano oggi concordi circa la rilevanza e il reale significato dell’espressione, una certa impronta violinistica nel trattamento delle variazioni offre un suggestivo rimando al dettato corelliano. L’incontro precoce fra l’ancora acerbo idioma “nordico” del maestro di Eisenach e il fiammeggiante violinismo italiano rende l’Aria variata fa uno dei più attraenti lavori tastieristici del giovane Bach.


Salvatore Carchiolo
Dopo aver completato gli studi pianistici a Napoli, si è rivolto allo studio del clavicembalo e delle tastiere storiche, che ha intrapreso sotto la guida di David Collyer. Ha approfondito gli studi in Olanda, al Conservatorio Reale dell’Aja e allo “Sweelinck Conservatorium” di Amsterdam, con Bob van Asperen, sotto la guida del quale ha conseguito il diploma concertistico (Uitvoerend Musicus). La sua attività concertistica lo ha portato a esibirsi nelle più prestigiose sedi concertistiche italiane ed estere (Francia, Spagna, Germania, Austria, Olanda, Belgio, Russia, Polonia, Svizzera, Stati Uniti, Canada, Norvegia, Svezia, Giappone, etc.). Fa parte stabilmente dell’Insieme Strumentale di Roma. Collabora frequentemente come continuista con il violinista e direttore Fabio Biondi ed è inoltre stato invitato da alcuni dei maggiori gruppi cameristici e orchestrali italiani specializzati nel repertorio barocco (Europa Galante, Accademia Bizantina, Il Giardino Armonico, Concerto Italiano e altri). Ha registrato per la RAI, per la ORF (ente radio-televisivo austriaco) e per le etichette discografiche RCA -BMG Ariola, Opus 111, Stradivarius, Agogique, Fuga Libera, Bis e Bongiovanni. È titolare della cattedra di clavicembalo presso l’Istituto superiore di studi musicali “Vincenzo Bellini” di Catania. Ha tenuto corsi di perfezionamento sul basso continuo presso il Centre de musique anciennedi Ginevra e il Conservatorio di Losanna ed È stato inoltre docente dei corsi di musica antica presso la Scuola di alto perfezionamento musicale di Saluzzo. È stato docente di “Pratica del Basso Continuo” in vari Conservatori italiani. Laureatosi in Lettere moderne presso l’Università di Catania, affianca all’attività concertistica quella musicologica. Ha pubblicato, la prima edizione moderna delle Lamentazioni della Settimana Santa di Paolo Altieri, un volume monografico sulla prassi esecutiva del basso continuo italiano (Una perfezione d’armonia meravigliosa. Prassi cembalo-organistica del basso continuo italiano dalle origini all’inizio del Settecento) e per l’Istituto Italiano di Storia della Musica, l’edizione critica di alcune cantate di Alessandro Scarlatti (Tredici Cantate anteriori al 1694).




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