I CONFINI DEL BAROCCO

Giovedì 27 novembre 2014 ore 21,00
Chiesa di San Girolamo della Carità
Via di Monserrato 62/a Roma

Ensemble La Magnifica Comunità
Isabella Longo, violino
Giuseppe Mulè, violoncello
Davide Pozzi, clavicembalo
Enrico Casazza, direzione e violino di concerto

Musiche di G. A. Brescianello, N. A. Porpora, L. Boccherini
(PRIMA ESECUZIONE IN TEMPI MODERNI)

INGRESSO LIBERO

Programma
Luigi Boccherini (Lucca, 1743 – Madrid, 1805)
Trio op. 4 n. 5 in Re maggiore G 87 per 2 violini e violoncello
Prima esecuzione nell’edizione comparativa a cura di A. Mastropietro
[Allegro] Moderato – Andantino ma con poco moto – Tempo di Minuetto

Giuseppe Antonio Brescianello (Bologna, ca. 1690 – Stoccarda, 1758)
Concertino n. 2 in Si minore
Largo – Presto – Adagio – Presto

Luigi Boccherini
Trio op 6 n.5 in La maggiore G 91 per 2 violini e violoncello
Prima esecuzione nell’edizione comparativa a cura di A. Mastropietro
Andantino grazioso – Allegro maestoso – Minuetto. Amoroso

Nicolò Antonio Porpora (Napoli, 1686 – Napoli, 1766)
Sinfonia da camera a tre istromenti op. II n. 5 in mi minore
Affettuoso – Allegro – Adagio – Allegro


Il Trio per due violini e basso attorno ai confini del ‘barocco’ musicale 

La vulgata storico-musicale tende a presentare la produzione strumentale da camera della seconda metà del XVIII sec. sotto il segno del quartetto d’archi: se esso è emblematico per la traiettoria di pensiero musicale che disegna fino a oggi, alcune coordinate andrebbero corrette alla luce della persistenza (fino al 1780) della produzione a tre strumenti (2 violini e basso). Se si osservano infatti i cataloghi degli editori parigini e londinesi, i libri a stampa di Trii sono prevalenti rispetto ai Quartetti, e poco inferiori rispetto alle Sonate a solo e basso. Certo, il Trio tra il 1750-1770 non è più la Sonata a Tre di Corelli o dei post-corelliani, ma potrebbe definirsi trans-corelliano. L’impianto complessivo è mutato, tre movimenti (anziché i quattro della Sonata da chiesa), con una certa simpatia per un tempo d’apertura “di mezzo carattere” e un finale a [Tempo di] Minuetto. La relazione tra le tre parti cessa di essere paritetica, a favore di un primo violino conduttore del melos principale e la partecipazione episodica degli altri strumenti (Trio dialogué) che disegnano una texture variegata di condotte parallele alla melodia e figure d’accompagnamento. Questo nuova conformazione del Trio sembra costituire un genere favorito, secondo un nuovo gusto e soddisfa le nuove esigenze di pratica socio-musicale.

Non deve meravigliare perciò che un giovane L. Boccherini (1743–1805), proiettato su un orizzonte europeo, si faccia conoscere presso il mercato editoriale parigino con ben tre libri di Trii sui primi sei “opus” compresi nel catalogo autografo, tra i quali solo un libro di Quartetti d’archi. I sei Trii op. 4 G 83-88, 1766, sono pubblicati a Parigi nel marzo 1768, in concomitanza con la sua esibizione ai Concerts Spirituels e subito dopo riediti a Liegi, Londra e Amsterdam-Berlino, a riprova di una positiva ricezione. Eleganti e piacevoli, non proibitivi ma ben curati nella scrittura strumentale, si confermano i Trii op. 6 G 89-94, pubblicati nel 1771 a Parigi e Madrid in due versioni leggermente differenti.

Gli altri due lavori in programma mostrano per contrasto la distanza tra il Trio “galante” trans-corelliano e la Sonata a tre post-corelliana. Il Concertino a tre n. 2 in si min. di G. A. Brescianello (1690c–1758) e la Sinfonia da camera a tre op. 2 n. 5 in mi min. di N. A. Porpora (1687– 768) costituiscono due splendide diverse declinazioni: coinvolto il violoncello in imitazioni, è soprattutto la parità di ruolo tra primo e secondo violino ad apparire assoluta, tanto che in Brescianello la forma è disegnata dal riproporsi degli stessi periodi melodici tra i due strumenti e in Porpora le due parti s’intrecciano tra loro. Quest’ultima condotta dà luogo in Porpora a intuizioni sorprendenti, «impressiona […] la plastica consistenza delle fasce sonore che si evidenzia, con una capricciosa “maraviglia” che vorremmo definire borrominiana» (G. C. Ballola).


La Magnifica Comunità
Numerosi i premi e le recensioni ricevute in ambito internazionale dalla Magnifica Comunità per le pubblicazioni discografiche, in particolare con il recentissimo “Choc de la Musique” ricevuto per il IV volume dei Quintetti di L.Boccherini e con i 5 Diapason ricevuti dalla nota rivista francese Diapason. La Magnifica Comunità si conferma come una delle formazioni cameristiche più autorevoli a livello internazionale. Oltre a “Le Monde de la Musique” e a “Diapason” sono numerose le recensioni e i premi ricevuti da “Amadeus”, “Musica”, “Fanfare magazine”, “musicweb”…
L’attività musicale dell’ensemble è cospicua soprattutto sotto il profilo discografico. Grazie alla collaborazione con l’etichetta discografica BRILLIANT “La Magnifica Comunità” sta portando a termine l’opera omnia dei Quintetti di L.Boccherini.
L’Ensemble La Magnifica Comunità è sorta come complesso strumentale barocco nel 1990. I musicisti che la compongono, accomunati dal desiderio di divulgare la musica classica, svolgono una costante attività di approfondimento personale e collettivo nella convinzione che la ricerca filologica e stilistica sia indispensabile per comprendere la musica di ogni epoca.
La Magnifica Comunità articola la propria attività in numerose formazioni che vanno dal trio all’orchestra da camera, collaborando con ensemble corali.
Primo violino e concertatore dell’ensemble è Enrico Casazza. La Magnifica Comunità ha tenuto numerosi concerti in prestigiose sale italiane ed estere, esibendosi al Concertgebouw di Amsterdam e riscuotendo ovunque unanime consenso di pubblico e di critica.




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