Radio Vaticana

adminINEDITA 2012, Stampa

“Inedita”

quattro concerti di musica sacra del ‘600 romano

Prende il via oggi a Roma “Inedita – Le musiche di Palazzo Altemps”, un ciclo di quattro concerti a ingresso libero, che faranno rivivere lo spirito e il fascino dello spettacolo barocco e della tradizione musicale sacra del ’600 capitolino. In programma fino a mercoledì 19 dicembre – nelle stanze del Palazzo e nelle chiese attigue di S. Apollinare e S. Agostino – quattro partiture inedite in prima esecuzione assoluta affidate all’esecuzione dell’ensemble vocale e strumentale “Festina Lente”, diretto da Michele Gasbarro. Il servizio è di Gabriella Ceraso:

Immaginate di entrare in uno dei più bei palazzi storici romani, palazzo Altemps, vicino piazza Navona e di poter rivivere la sua stagione aulica, inizio ’600, quando nella chiesa interna o nella magnifica “Sala Grande del Galata”, tra sculture, dipinti e soffitti lignei, risuonavano tiorbe, organi o complessi di voci anche di 100 esecutori, in un corpus straordinario di musiche per liturgia, dedicate o commissionate dal mecenate Giovanni Angelo Altemps a grandi artisti contemporanei. Volontà di esibizione ma anche passione per le cose belle. Alessandra Capodiferro è la direttrice del museo di palazzo Altemps:

“Questi palazzi erano bellissime dimore. In più, nel caso della famiglia Altemps, erano qui custodite una collezione di scultura antica, una bellissima biblioteca di scultori greci e latini e, infine, una bellissima pinacoteca. Era una necessità di rappresentazione del proprio rango a se stessi e anche agli altri. Le rappresentazioni musicali erano, invece, aperte anche al pubblico”.

Il recupero dall’archivio, il lungo studio e la realizzazione delle quattro opere in programma – i “Responsori per la Settimanasanta” e due Messe di Felice Anerio e la Missa laetentur caeli di Girolamo Bartei – sono affidate all’Associazione Festina Lente e all’ensemble omonimo del maestro Michele Gasbarro:

R. – La musica è parte del rito, è parte del concerto. Le sonorità sono veramente una riappropriazione in senso moderno di quello che sono gli apparati festosi del ’600. Il recuperare queste musiche all’interno di questi spazi non è soltanto un riappropriarsi della nostra tradizione storica, ma anche e soprattutto riassaporare un concetto dell’estetica, che oggi forse noi dimentichiamo.

D. – Perché c’erano tanti cantori, aveva un significato nella concezione della rappresentazione musicale barocca?

R. – Non era soltanto un elemento legato al sonoro, ma era anche un livello partecipativo che si allargava al di là della musica.

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