LA MUSICA ROMANA E LE SUE INFLUENZE

Venerdì 4 Dicembre ore 21.00

Sala Accademica dell’Istituto Pontificio di Musica Sacra
Piazza di Sant’ Agostino, 20 a


LA MUSICA SACRA E LE SUE INFLUENZE

DOMENICA 6 Dicembre ore 20.30

Basilica di Sant’ Eustachio

 

Bob van Asperen è professore di clavicembalo e basso continuo al Conservatorio di Amsterdam.
Da tanti anni esegue concerti di clavicembalo in tutto il mondo e ha inciso 70 CD con le opere di J.S. Bach – Ciaccona, le Inventioni, Il Clavicembalo Bentemperato, i Concerti per 1-4 clavicembali, le Toccate – C.P.E. Bach, Frescobaldi, Scarlatti, Händel, François e Louis Couperin, John Bull, etc.

Nel 2006 ha inciso le Suites Francesi di J.S. Bach su un clavicembalo di Christian Vater (Hannover 1738. Germanischen Nationalmuseum, Nürnberg); attualmente sta incidendo per l’AEOLUS l’opera integrale di Johann Jacob Froberger su cembali e organi storici. I primi quatro volumi di questa raccolta, Le Passage du Rhin, À l’honneur de Madame Sibylle, Hommage à l’Empereur e Pour passer la Mélancolie sono stati premiati con il DIAPASON D’OR e il DIX DU RÉPERTOIRE dalle omonime riviste. Secondo la rivista Répertoire, inoltre, “…émouvants points de rencontre entre un musicien génial et un interprète visionaire”. Di recente uscita il volume 5 sull’organo della chiesa di San Martino a Bologna e i volumi 1 e 2 dall’integrale Louis Couperin su strumenti storici.

Nel corso del tardo cinquecento ed inizi del seicento si assiste a un processo di trasformazione e di autonomia della musica strumentale. Un percorso lento ma inarrestabile che coinvolge gli usi degli strumenti, la loro funzione e la loro trasformazione tecnica. Emancipazione organologica volta alla graduale conquista dell’autonomia strumentale, sempre più lontana dal rapporto di dipendenza dalla musica vocale. Un processo ancora più evidente e radicale nello sviluppo e nella funzione degli strumenti a tastiera. Le conquiste tecniche e meccaniche suggeriscono forme e linguaggi del tutto inconsueti al panorama musicale del tempo e, soprattutto, agli strumenti “da tasto”. Toccate, Ricercari, Variazioni sono solo alcune delle forme con cui il compositore per tastiera si cimenta, ricercando libertà di espressione musicale e, più in generale, libertà linguistiche adeguate ad esprimere quel mondo che è lo “spettacolo della vita e delle cose” del tempo. Le toccate di G. Frescobaldi presentate nel corso della prima e della seconda serata, sono i primi esempi di questo dinamismo rivoluzionario che, nella spinta propulsiva di ricerca, determina convivenze di elementi contrastanti, frutto della “instabilità dell’uomo e della ricerca della propria autonomia e libertà”. Un processo che certamente l’autore ferrarese, trasferitosi a Roma, esplicita nelle sue libere composizioni ricorrendo ad espedienti linguistici retorico-musicali. Passaggi veloci e “affectus tristitiae, contrasti e ripetizioni, digressio e narratio sono solo alcuni degli esempi che convivono nelle articolate composizioni dei musicisti che operano a Roma. Una rappresentazione in cui lo strumentista diventa ricettore e ri-elaboratore di istanze sociali, riproposte nel “teatro del mondo” di cui lo strumentista è artefice.

Anche i brani “Stravaganze” e “Consonanze” di J. De Macque sono una ulteriore prova musicale degli effetti derivati dalle “macchine” stravaganti che teatralmente agiscono sull’ascoltatore. Fantasia che gioca sulla sospensione teatrale e, rappresentando la vita, gioca sul tempo modificando il suo scorrere regolare. Elementi perfettamente interpretati da L. Couperin con il suo “Preludio non Misuré”. Un gioco atemporale in cui “tutto si scompone e muta”. La partitura musicale, con i suoi segni mensurali, si traduce in un codice di “lettura inverso”, attuando un ribaltamento nella dinamica esecutiva e nella sua logica interpretativa. Una chiara inversione delle regole musicali sottolineata anche dal ‘Duretez Fantaisie’ che, riprendendo la lezione del “romano” J. De Macque, esaltano le “durezze”, promuovendole ad elemento costruttivo. La “disarmonia”, quale fondamento compositivo, diventa il parametro su cui si fonda l’elemento della “sospensione armonica”.

Una sospensione che, mutando genere, si avverte come elemento dinamico nelle Passacaglie di Frescobaldi e L. Rossi, “classicamente” basate su un basso sul quale si innestano continue variazioni. Il gioco della variazione, come artificio fantastico, è l’elemento che suggerisce anche la Fantasia in mi minore di Froberger e la Canzona in mi minore di Kerll. Due lavori frutto di una simpatica ed amichevole competizione tenuta dai due artisti durante il loro incontro romano, sottolineando quanto omogeneo e ricco di esperienze fosse il clima musicale della Città. A completare il panorama il Lamento della Suite XII in do maggiore di Froberger. Ancora uno sviluppo sullo strumento di un topos caro all’uomo barocco che viene qui trattato con tutti gli strumenti retorici del linguaggio musicale. Un brano certamente emblematico che da solo riesce a risolvere e sconfiggere quei luoghi comuni che vogliono etichettare il barocco solo come arte tessuta di falso artificio.

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